Lampedusa ed il Gattopardo

Chi di noi non ha sentito parlare del Gattopardo e chi non ha visto quel magnifico film del 1963 di Luchino Visconti, interpretato magistralmente da un cast eccezionale che annoverava, fra gli altri, Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Alain Delon, Terence Hill, Paolo Stoppa e Rina Morelli. Il film vinse la Palma d’oro come miglior film al 16* Festival di Cannes  parecchi Nastri d’Argento e collezionò parecchie candidature, sia fra gli Oscar che per i Golden Globe. Un film straordinario, un affresco magistrale di una certa Sicilia, condito dalle musiche di Nino Rota. La trama, ripresa dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,  racconta del periodo successivo allo sbarco garibaldino a Marsala e del nuovo clima di cambiamento che comincia a spazzare l’isola tutta; la figura del patriarca, Principe Fabrizio di Salina si ispira a quella del bisnonno dell’autore, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa. Don Fabrizio di Salina si ritrova a fare i conti con una realtà culturale e politica in cambiamento, ove tutti i punti fermi, sia sociali che pratici, vengono scompigliati: il suo atteggiamento in merito risentirà delle sovrastrutture culturali di un territorio aduso ad essere dominato ed anche del fatalismo connaturato alla sua sicilianeità, esprimendo con la frase : “ in Sicilia non importa far male o bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare” , tutta la sua filosofia arrendevole di fronte all’ineluttabile scomparsa di un mondo, ormai “marcio”, sostituito da una moltitudine non di probi ma di ricercatori di un riscatto sociale, di un pezzo di passato, di una possibilità di sfruttamento di quanto, fino ad allora, gli era stato precluso. Al di là delle splendide ambientazioni e scene - indimenticabile quella del ballo - quest’opera rappresenterà per Visconti un particolare connubio fra il suo pensare di militante di sinistra e il suo pregresso di aristocratico, esprimendo un continuo di nostalgia, seppure critica. Il film, rispetto al romanzo, racconta solo una parte dei fatti fermandosi, appunto, dopo il famoso ballo, epigone del mondo passato e di quello a venire. Parliamo ora del romanzo da cui fu tratto il film. Scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, bisnipote del personaggio descritto ed appassionato di letteratura che decise di raccontare le vicende della sua famiglia in un romanzo storico che ha comunque avuto una lettura critica che va ben oltre alla semplice “storicità “dei fatti, narrando anche le profonde trasformazioni culturali e sociali di un’epoca. È incredibile pensare che il romanzo inizialmente fu rifiutato da parecchie case editrici finendo per essere pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1958 dopo  che il manoscritto ebbe varie vicissitudini. Incredibile poiché l’anno successivo alla pubblicazione arrivò a vincere il Premio Strega assurgendo a grande notorietà e divenendo, tuttora, uno dei capolavori della letteratura italiana. Il titolo è stato mutuato dallo stemma nobiliare della famiglia in cui è rappresentato un Felis leptailurus serval , animale africano cui l’autore fa riferimento nel citare “noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”, preannunciando la fine di un’epoca “nobile”sostituita da una mediocrità.





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